Sfruttiamo i vantaggi dello smart working anche dopo l'emergenza coronavirus

20/03/2020 13:01 CET | Aggiornato 20/03/2020 13:01 CET

Quando si hanno risorse limitate insieme a obiettivi chiari e condivisi è più facile trovare soluzioni efficaci per tagliare il traguardo. Perché le risorse scarse e i target ben chiari davanti ai propri occhi sono uno stimolo a superare i propri limiti, a concentrarsi sulla meta.

Parlo per esperienza, avendo alle spalle oltre venti anni di vita associativa in Legambiente. Un periodo lungo in cui abbiamo tra l’altro realizzato campagne di monitoraggio e sensibilizzazione ambientali, itineranti e non, orchestrando tutte le nostre attività come uno spartito e avvalendoci delle nostre idee e di analisi scientifiche, ma anche degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia.

Come i telefoni pubblici e i fax, che nel tempo hanno lasciato il passo a portatili, internet, skype, cellulari, smart-phone. Ma in tutti questi anni le nostre attività come quelle di tanti altri enti del terzo settore si sono rette su una costante: l’attitudine a pensare e a fare il nostro lavoro dove e quando serve, adattandoci a situazioni e mezzi disponibili. Credo sia stata una grandissima scuola sia in termini di organizzazione e pianificazione del lavoro, sia in termini di capacità di risolvere i problemi.

Le condizioni materiali e la necessità, dunque, possono essere uno stimolo ad andare avanti con più determinazione e creatività. Un esempio che dobbiamo tenere presente anche oggi in tempi di coronavirus per ricordarci che una crisi, per quanto drammatica e dura, può e anzi deve essere anche l’occasione per rimettere tutto in prospettiva, per rivedere le priorità, per dare il giusto peso alle cose, per ripensare la nostra società.

Se in queste settimane di emergenza, spinti dalla necessità, stiamo annullando convegni e riunioni, promuovendo seminari on-line, e-learning e lo smart working, utilizziamo questo periodo, questo tempo sospeso, per cambiare in meglio. Per far fare qualche passo in avanti alla qualità delle nostre vite, superata la crisi del covid-19.

Lo smart-working, per le mansioni per le quali è possibile, non è telelavoro ma un modo diverso di intendere e organizzare l’attività: per obiettivi condivisi più che per orari, per risultati conseguiti ed efficienza più che per luoghi e presenza fisici, con più flessibilità e autonomia, ma anche più responsabilità.

Fino a ieri in Italia erano 570mila gli smart worker, su un potenziale di circa 5 milioni (Osservatorio del Politecnico di Milano). Ma la modalità di lavoro agile, quando possibile, deve diventare un diritto per ciascuno. Perché conviene a tutti. Per esempio consente di azzerare le ore necessarie ogni settimana per coprire il tragitto casa-lavoro facendo guadagnare tempo al lavoratore, ma contemporaneamente permette di decongestionare il traffico e di ridurre l’inquinamento legato alla mobilità delle nostre città.

Da questo punto di vista sarebbe utile rivedere la normativa in materia. Emergenza a parte, infatti, la legge prevede che questa modalità sia ‘concessa’ dal datore di lavoro e concordata, mentre dovrebbe diventare un diritto del singolo lavoratore, da concordare con contrattazione collettiva. Se fosse un diritto per tutti sarebbe anche un modo per aiutare le donne a conciliare professione e vita privata.

E già che ci siamo, se vogliamo ripensare il lavoro, impegniamoci anche a superare il digital-divide nel Paese e dotiamo finalmente le nostre aree interne e montane di connessioni adeguate. Temi e cambiamenti messi a fuoco nel seminario on-line sul lavoro agile organizzato insieme ai colleghi Quartapelle, Fusacchia, Palazzotto e Lattanzio con cui abbiamo promosso l’iniziativa 5x5. Ossia 5 parlamentari di diversi gruppi di maggioranza per cinque proposte radicali – su fiscalità verde, congedo di paternità, rigenerazione urbana, eredità universale e pensione dignitosa per i precari - capaci di dare più slancio e coraggio all’azione del governo. Ne abbiamo bisogno, ora più che mai.



Fonte:
Rossella Muroni 
Ecologista e deputata di Liberi e Uguali. Già presidente Nazionale di Legambiente